Barbara Amarotti ci presenta il suo editing non invasivo

Buongiorno a tutti miei cari lettori!

No, non ero scomparsa nel nulla, mi preparavo solo per una grande uscita: oggi e domani due capitoli della serie di Lilith da due editor diversi. Non solo, ci sarà anche il sequel della Sibilla di Ecate!

Una marea di novità per voi: con i prossimi capitoli di Lilith verrà anche svelato il vincitore del contest per le illustrazioni. L’invio è terminato solo ieri, siate fiduciosi, ce la faremo a selezionare il migliore in tempo per voi!

In questi link trovate le sessioni di editing precedente associate al romanzo: Lilith, la rinascita dell’angelo nero

prologo e cap 1

cap 2

cap 3

Oggi vi presento Barbara Amarotti, editor freelance dallo stile diverso da quello dei precedenti articoli. A noi questo progetto piace proprio per la sua varietà: lei è a favore di un editing non invasivo, minimamente intrusivo nella struttura della frase e del pensiero.  Io preferisco un intervento più importante, ma mi sono comunque trovata molto bene a correggere questo testo seguendo i suoi consigli.

Lascio a voi la scelta e, mi raccomando, AL MIO SEGNALE SCATENATE I COMMENTI!!!!!

Capitolo 4

La Congrega degli Angeli Neri

 

Dimitri sapeva di dover tornare alla Congrega. I suoi confratelli avevano bisogno di lui. Aprì un varco non appena furono nei pressi della foresta di Cristallo Nero, tipica della regione di Okein. Lì, dove nessuno sguardo indiscreto avrebbe potuto raggiungerli.

“Da qui possiamo raggiungere finalmente la congrega” Lilith non credette ai suoi occhi quando si ritrovarono di fronte quello che sembrava un comune ingresso a una grotta sotterranea.

 

“La sua vera forma è oscurata da numerose barriere di protezione” disse Dimitri, indicando quella grotta.

Edit: cerca di descrivere meglio i luoghi, arricchendo il racconto con particolari. Ad esempio spiega se ci sono arbusti, se l’ingresso è celato o visibile a tutti etc..

 

: erano finalmente giunti all’entrata segreta per la Congrega degli Angeli neri.

Laggiù sembrava tutto così irreale ed incredibilmente bianco, in contrasto con gli abiti dei confratelli. Era diverso e lontano dal mondo reale, con regole interamente nuove. Lì Dimitri era il capo indiscusso da quanto era stato detto a Lilith, nessuno poteva contestare le sue posizioni.

Lilith si sentiva come un granello di farina in un granaio, come una spiga in un campo di grano.

Edit: evita le similitudini, se proprio devi usane una, non due nella stessa frase.

 

In realtà, essendo esseri immortali non dovevano preoccuparsi dello scorrere del tempo ma con il trascorrere dei giorni ebbe la sensazione di perdere completamente ogni capacità di quantificarlo. Ore, giorni, settimane? Era difficile tenere il conto.

Le voci sul suo conto si erano sparse: era strano che Dimitri portasse nella Congrega un nuovo membro senza darne notizia pubblica.

 

 

Lilith avrebbe voluto conoscere meglio i suoi nuovi confratelli in qualche occasione di collettività

informale. Un pasto, ad esempio. Ma dovette rammentare che gli angeli non mangiano, non

dormono. A loro non serve riposo, non occorre nutrimento; erano al di sopra di ogni necessità.

Tuttavia indagò su quale potesse essere l’occasione che cercava. Nel frattempo passò del tempo nella camera che Dimitri le aveva affidato.

Edit: questa parte è necessaria al proseguire del racconto? Secondo me no, eliminala perché sembra una cosa messa lì senza ragione.

 

Non aveva avuto ancora modo di comprendere a pieno la sua natura, di intuire come usare le sue nuove doti. Si guardava allo specchio senza riuscire a riconoscersi nell’aspetto. Era così bella, eterea. Si toccò, quasi a voler convincersi di cosa stesse guardando. Fu per uno strano movimento gioco di ombre sullo specchio che si accorse della presenza di qualcuno che la osservava di nascosto.Edit: questo è da riscrivere perché non si capisce, io farei una cosa del tipo “Non aveva ancora avuto modo di apprendere appieno la sua natura, si guardava allo specchio incredula: era veramente sua l’immagine che questo le restituiva? Stava appunto ammirando il suo doppio, bellissimo ed etero, quando si accorse di un movimento alle sue spalle: c’era qualcuno che la osservava di nascosto.”  Il primo giorno lasciò correre, non conoscendo ancora bene la Congrega e il suo funzionamento. Il secondo si avvicinò di scatto alla finestra per sorprenderlo. Si trovò di fronte un altro angelo nero. Era completamente differente da Dimitri: lunghi capelli lisci gli ricoprivano il volto, ricadendo selvaggi e oscurandogli il volto

.Lilith si sorprese, ma con curiosità si approcciò all’altro angelo. Dopotutto non aveva avuto modo di conoscerne altri.

. Edit: se vuoi lascia la parte sulla sorpresa, ma elimina dalla virgola in poi

“Perché passi molto tempo qui, a spiarmi?” chiese fingendosi stizzita, tono acuto e inquisitorio.

Edit: non è una commedia, ma un romanzo, non specificare il tono in cui una frase viene pronunciata, lascia che sia il lettore ad immaginarlo.

“Sei nuova Lilith e non sei stata ancora presentata in Assemblea. Io sono Praethiel, un tempo ero il braccio destro di Dimitri…ora non ne sono sicuro” rise, facendo leva sulle braccia per entrare nella stanza.

Incuriosita, Lilith lo lasciò entrare, studiandolo. Indossava un completo nero con ricami dorati, che ne avvolgeva il corpo.

“Ho anche io una domanda per te” chiese lui, prendendola alla sprovvista. La ragazza annuì.

“Dove sei nata?” chiese iniziando quello che sarebbe stato un lungo interrogatorio.

“A Gothri, un piccolo villaggio lontano nella regione di Okein.”

“Qual è il tuo primo ricordo?” era una domanda strana, ma Lilith ci pensò ugualmente. Non aveva idea di come relazionarsi con altri angeli neri. “Avevo otto anni e stavo scendendo dalle scale per aiutare mia madre a cucinare. Non ricordo nulla dei miei primi otto anni di vita” rispose con un’aria malinconica.

“Io avevo una sorella, il suo nome era Layra. Tra noi c’era un’intesa particolare e i nostri poteri si completavano. Eravamo entrambi nati dal nulla: io come angelo della morte e lei come angelo della rinascita, ma secoli fa, durante una battaglia combattuta contro gli angeli bianchi, lei morì”

Lilith riuscì a percepire il suo tono malinconico, il suo sguardo quasi assente. Quella perdita doveva essere stata atroce per lui. Praethiel sospirò.

“Ad ogni modo non pensarci ora. Perché non vieni nel giardino pensile piuttosto che stare qui? Sei nuova, vorrei mostrarti una cosa”

 

Lilith seguì l’angelo nero lungo una scalinata a cui non aveva fatto caso nei giorni precedenti.
Si meravigliò nello scoprire quanti angeli neri fossero riuniti in quel posto.

Edit: come prima manca una descrizione più accurata del luogo, aggiungila.

Riusciva a percepire l’energia pulsante in quei fiori dai colori sgargianti. Era pur sempre vita che gli angeli neri si prodigavano particolarmente a far crescere rigogliosa.

“Fa parte dell’addestramento, se vogliamo. Allevare un animale è facile, comunicando con esso riusciresti persino a nutrire affetto. Ma con la flora è diverso, queste piante sono indifese.

Sono nelle nostre mani. È prendersi cura di un essere che non può darti nulla in cambio, eccetto

quello che per natura è predisposto a dare. Farlo equivale a un tipo di dedizione che potrà sembrarti

inutile, quasi sprecata, ma avrà un impatto importante per le decisioni che in futuro sarai chiamata a

prendere.”

Edit: questa è una risposta senza che sia preceduta da una domanda, anche qui fai che Praehiel spieghi cosa succede come se glielo stesse insegnando, quindi potresti iniziare con “Sorpresa?” al posto di “Fa parte dell’insegnamento…” e poi continua pure con la spiegazione che va da “allevare un animale” in poi.

Praehiel toccò un fiore e invitò Lilith a fare lo stesso, ma non appena lei lo fece quello appassì. Si stupì di ciò che era appena successo.

“Ancora non sai dosare la tua forza. Questi fiori sono ottimi per imparare a capire la tua vera natura. Potrà sembrarti banale, superfluo, ma non lo è. Dedicarti a questo giardino sarà per te un esercizio di empatia e meditazione.” Lilith annuì. “Immaginavo che avrei dovuto imparare a combattere” disse, con una punta di disapprovazione. Praethiel rise e le indicò l’immensità di quel posto. “Farai anche quello, ma come puoi manipolare il tuo spirito senza conoscere quale potere si cela dentro di te?”

“Il mio potere?” Pensò fosse presto per averne uno, senza adeguata preparazione.

“Sì, non saresti qui se non lo avessi. Ho avuto un’idea… seguimi.”

Lilith non capì il motivo dell’improvvisa circospezione di quell’angelo Nero, ma ebbe l’impressione che ciò che si apprestavano a fare fosse proibito.

 

Edit: te lo correggerei direttamente, fai attenzione a scrivere usando sempre o le maiuscole o le minuscole, qui nero è scritto maiuscolo, altrove è minuscolo: correggi!

Seguì Praethiel lungo un corridoio in marmo, riducendo ogni rumore al minimo, fino a raggiungere una balconata esterna dove il cielo notturno si estendeva immenso e stellato.

L’angelo spiegò le ali senza nemmeno un accenno di smorfia sul volto e si alzò in volo nello spazio dinanzi alla struttura. Lilith lo guardò con incanto e riluttanza.

“Coraggio, ragazza.”

“Dove intendi portarmi?”

“È un posto speciale, devi fidarti.”

“Sì… mi fido… ma non c’è un altro modo per arrivarci?”

Praethiel rise bonariamente di lei.

“Purtroppo no, altrimenti non sarebbe speciale. Forza, hai già volato, no?”

 

Lei non distolse mai lo sguardo dal volo dell’angelo, dalla leggerezza del suo movimento per restare sospeso nel vuoto ed essere padrone dell’aria.

“Sì, una volta, più o meno…”

“Lilith, tu non hai paura di volare, sarebbe innaturale. Tu temi il dolore, ma devi combatterlo. Avanti, prova.”

Praethiel ha ragione, rifletté lei. Che razza di angelo sarebbe diventato, se non avesse mai imparato a usare queste splendide ali? Prese coraggio, voleva essere più forte. Distese le spalle, sentì le ali nere emergere dalla pelle aperta. Era bruciante, ma meno di quanto ricordasse. Le mosse delicatamente per abituarsi alla sensazione. Non poteva non considerarle sue, il loro colore ricordava quello dei suoi capelli. Quelle ali erano parte di lei.

“Molto bene, ora affidati all’aria, sorreggiti ad essa.” Edit: l’aria NON è una cosa tangibile, nessuno può usarla per sorreggersi, cambia con “fatti trasportare” o “lascia che ti sorregga”, l’importante è che tu dia con le tue parole un senso di leggerezza.

La tenerezza di Praethiel fu incoraggiante, pensò che lui la vedesse come un infante che impara a muovere i primi passi. Non volle deluderlo. Sbatté le ali con forza, lottando per non perdere l’equilibrio. Fu sollevata nel vedere che con il minimo sforzo fosse già riuscita a innalzarsi. Edit: fai attenzione ai verbi, anche se significano la stessa cosa cerca sempre di usare il verbo più adatto alla frase, quindi non “innalzarsi” e usa meno parole per descrivere la scena in questo caso, io te la cambierei con “Fu felice nel constatare che le era bastato una piccola spinta per sollevarsi.”

“Lasciati andare, non irrigidirti. Devi essere leggera, sciogli ogni tensione.”

Ad ogni movimento, Lilith si sentì più a suo agio, maggiormente consapevole della sua nuova abilità. Si spostò lenta e incerta fino a raggiungere la mano che lui le stava offrendo.

“È così strano” confessò.

“Sì, le prime volte è così. Poi arriverai al punto in cui camminare ti annoierà.” rise, e lei lo imitò. “Ora potrai solo migliorare. Vieni, andiamo.”

Lo seguì attraverso l’oscurità della volta celeste, lo ammirò librarsi e piroettare con grazia e leggiadria, osservò il paesaggio sfrecciare veloce sotto di sé. L’aria che le pungeva il viso, che esercitava un’inspiegabile resistenza sotto le sue ali.

Dinanzi ai loro occhi le montagne si ergevano come giganti appisolati, artigliando il cielo con le loro vette. Fra di esse, maestoso e irascibile, l’antico vulcano le sormontava sbuffando vapori.

Lilith vide Praethiel dirigervisi impavido, volteggiando senza mai perdere d’occhio il suo volo inesperto. Raggiunsero l’ingresso di un traforo fatiscente, e da lì procedettero a piedi. Cosa intendi con “traforo fatiscente”? Non ha molto senso, cambialo con un sinonimo.

Quel luogo così selvaggio nascondeva una straordinaria beltà. La roccia vulcanica era lucida e frastagliata, impreziosita da migliaia di piccoli cristalli come stelle in cielo.

“Sono diamanti?” chiese Lilith, assorta, allungando una mano per sfiorarli.

L’angelo nero annuì con impazienza, le meraviglie da mostrare non erano ancora finite. Ma lei non riuscì facilmente a distogliere lo sguardo e a pensare a quanto un paio di quelle pietruzze avrebbero potuto cambiare la sua vita, qualche anno addietro. Ora non avevano più importanza.

Seguì Praethiel nelle viscere del vulcano, svolta dopo svolta in quelle gallerie rocciose, fino ad arrivare in un’ampia cavità in cui un imponente rivo di lava incandescente colava lungo la parete ovest, giù nell’abisso sotto di esso. Nonostante il calore emanato, Lilith rabbrividì.

La stanza naturale era illuminata da una stupefacente luce arancione proveniente dalla roccia fusa in movimento. Il rumore stesso del vulcano in piena attività era quanto più ancestrale e ultraterreno lei avesse mai udito. Edit: il rumore di un vulcano non è ultraterreno, cambia totalmente questa descrizione.

“Siamo fortunati, oggi questo vecchio è di buon umore.” disse Praethiel, accarezzando con riverenza la parete rocciosa.

“Perché mi hai portato qui?”

“Serviva un posto suggestivo per la lezione più importante di tutte. A patto che resti un segreto, mia cara Lilith.”

L’angelo sedette a gambe incrociate sul suolo, mettendo rapidamente a suo agio anche lei, seduta dinanzi a lui.

“Non capisco il perché di questo mistero. Se è così importante, pensavo che…”

“Perché Dimitri ha i suoi metodi. Altrettanto validi, sicuramente, ma discutibili.”

Lilith lesse il disappunto negli occhi dell’angelo. Ciò la indusse a non fare altre domande a riguardo. Dopotutto, fu grata a Praethiel e continuò a contemplare la bellezza di quel posto. Edit: aggiungi una breve descrizione del posto

“Ora voglio che ti concentri. Raddrizza le spalle, chiudi gli occhi e respira profondamente. Ecco, segui il mio respiro.”

Inizialmente non capì cosa volesse da lei, si limitò a fare quanto le chiese. Chiuse gli occhi e inspirò profondamente l’aria pervasa dall’odore di zolfo e di pietra rovente. Si rilassò così intensamente da distinguere con maggiore chiarezza ogni suono prodotto dalla montagna, ogni sua minima vibrazione rocciosa. Una così accresciuta percezione la spaventò e al tempo stesso la fece sentire inarrestabile.

La voce di Praethiel era poco più di un sussurro ora.

“Mantieni la concentrazione, non la perdere. Ora voglio che tu, ospite dell’oscurità dei tuoi occhi, visualizzi l’entrata di una grotta. Sei al sicuro, non c’è nulla da temere.”

 

Respiro dopo respiro, quell’immagine si concretizzò nella sua mente. Ne studiò ogni dettaglio, ma non poté vedere oltre l’ingresso.

“Riesci a vederlo?”

“Sì, vedo ogni cosa.”

“Che altro puoi dirmi di quel posto?”

“È giorno, il sole è nascosto dietro la vetta. L’erba cresce rigogliosa, i fiori vengono mossi debolmente dal vento. Le rocce calcaree della grotta sono chiazzate di muschio…”

“Ok, ok… ci sei, sei lì. Ora voglio che entri.”

“Entrare nella grotta?!” Il timore rischiò di portarsi via gran parte della sua concentrazione.

“Sì, Lilith. Te l’ho detto, sei al sicuro. Continua a respirare e, non appena ti sentirai pronta, entra.”

Il suono della voce dell’angelo nero riecheggiò fino a dissolversi nella brezza. Era sola davanti a quell’entrata buia e profonda. Vi si avvicinò cauta, non del tutto consapevole.

Appena superò la soglia, il freddo le lambì la pelle. Si voltò a guardare all’esterno, dove tutto stava perdendo gradualmente colore e definizione. Era la realtà stessa a dirle di non guardarsi mai indietro, di proseguire verso l’ignoto.

Sebbene all’interno della grotta non poté vedere che oscurità, sentì la connessione con se stessa, con il proprio corpo. Udì i battiti del suo cuore, il suono dei suoi respiri. In quelle tenebre, dove credette di perdersi, riuscì invece a ritrovarsi.

Un luccichio inaspettato balenò alla sua destra, brillando di luce propria. Le fluttuò intorno come una piccola lucciola curiosità. Pur non mostrando ostilità, non si lasciò sfiorare nemmeno una volta.

“Ma tu cosa sei…?” bisbigliò Lilith, sorridendo a quella bizzarra luminosità senza nome.

Dopo aver catturato la sua piena attenzione e aver conquistato la sua totale fiducia, il luccichio cominciò ad allontanarsi gradualmente da lei, inoltrandosi nelle viscere della grotta rocciosa. Lilith la seguì, non senza timore, non senza domandarsi perché tutto questo fosse necessario.

Dopo la prima svolta, quella luminosità affievolì lasciandosi divorare dall’oscurità.

Lilith si trovò senza più la sua guida, resa cieca e sorda in quel posto sconosciuto. Cosa sarebbe successo? Sarebbe riuscita a trovare la strada per tornare all’esterno? Per tornare da Praethiel?

Quel suono fu repentino, intenso. Un gracchio cupo che riecheggiò fin dentro il suo ventre, rubandole il respiro.

La colse impreparata, suscitando la sua reazione terrorizzata.

I suoi occhi si spalancarono… e Praethiel era dinanzi a lei, baciato dalla luce arancione della lava.

Era tornata a quella stanza vulcanica.

“Sei stato tu?!” Ansimò lei, in preda alla confusione e alla paura.

“A fare cosa?”

“A fare quel verso… quel…”

“Cominciamo dal principio. Che cosa hai visto?” Praethiel fu paziente e si mostrò sereno.

Lilith cercò di riordinare i suoi pensieri con la poca lucidità rimasta.

“Una luce.”

“Molto bene, l’hai seguita?”

“Sì, solo che dopo… è sparita.”

“Ah, peccato. C’eri quasi riuscita… va migliorata la tua concentrazione e domata la tua paura.”

“Che significa?”

“Che la titubanza ti ha impedito di restare focalizzata su quella luce. È così che l’hai persa. Ma poi… hai detto che hai sentito un verso, giusto?”

“Sì, di un uccello, credo. Era graffiante, profondo. Un… corvo.”

Non si aspettò di pronunciare il nome del volatile e di sentirsi pervasa da un’emozione nuova. Edit: elimina, non serve a nulla e spezza il ritmo del dialogo.

“Ah, quindi ci sei quasi riuscita. Edit: ripetizione, usa un sinonimo  Era già lì ad aspettarti. È un bene, senz’altro. Una volta che riuscirai a combattere quelle debolezze umane rimaste, riuscirai a visualizzare il tuo animale e a rafforzare il legame con lui.”

La giovane non poté fare a meno di storcere la bocca, aggrottando la fronte perplessa. Edit: premessa: a me quello che contiene “non potè fare a meno” dà l’orticaria oltretutto non è necessario nel discorso, levalo, se proprio vuoi cambia con “ La ragazza aggrottò la fronte” o “storse la bocca” senza informare del fatto che non poteva farne a meno.

“È necessario, Lilith. Solo così raggiungerai il completamento del tuo essere e ogni tuo potere verrà potenziato. Scoprirai nuove abilità e ti eserciterai, mettendoti alla prova.”

Era stata una sensazione troppo vivida, intensa, che l’aveva quasi prosciugata di energie. Praethiel le diede il tempo di metabolizzare l’esperienza, rilassandosi al calore della roccia fusa.

Lilith non riuscì più a togliersi dalla mente quella caverna, quel verso animale. Qualunque cosa significasse, era correlato a lei. Sentiva la premura, l’importanza… era lì ad aspettarla…

E in un certo inaspettato modo, anche lei stava aspettando di incontrarlo.

 

Lilith ricordando la tristezza sul volto di Praethiel gli chiese di raccontarle di sua sorella.

“Non accettai la sua morte e riuscii ad evitare che la sua anima si dissolvesse, ridiventando

nient’altro che una parte di nulla. Decisi di imprigionarla nel corpo di una bambina proprio del tuo

villaggio che, preda delle correnti del fiume, stava annegando. Al suo risveglio non mi vide. I

mortali non possono vederci a meno che non siamo noi a permetterlo o non siano dotati di capacità

paranormali. Purtroppo, perse memoria di sé, com’era prevedibile.” Edit: vai da “non mi vide” a “purtroppo”, elimina la parte sui mortali che non li vedono è inutile e fa perdere ritmo al racconto. Ricorda sempre che si deve lasciare un po’ si dubbio in chi legge.

Fece una piccola pausa poi continuò.

“Nessuno sapeva del peccato di cui mi ero macchiato. Anche se siamo perfettamente in grado di

farlo, non dobbiamo usare le nostre capacità in simili situazioni. Decisi così di non vederla più, non

potevo creare ulteriori danni. Le inflissi un marchio, cosicché standole accanto per lungo tempo,

l’avrei riconosciuta. Purtroppo, conducendo segretamente delle ricerche scoprii che due anime

racchiuse in un unico corpo portano all’annullamento

di quest’ultimo. Mia sorella non sarebbe comunque sopravvissuta a lungo. Quando la cercai non

riuscii a trovarla.” Edit: anche qui elimina le parti che tolgono forza al discorso.

Lilith ancora non comprendeva ma quella storia la incupì.

“E poi sei arrivata tu, insieme a Dimitri e io sono rimasto intrappolato nei miei pensieri. Tu mi sei

apparsa in sogno ben due volte. Così mi sono deciso ad osservarti, ben sapendo che se Dimitri se ne

fosse accorto mi avrebbe dato filo da torcere…ancora” la sua voce si fece più flebile. “Ho creduto

fossi tu…”, concluse infelice.

Per Lilith poteva essere una spiegazione alla sua vita tormentata ma non vide entusiasmo nelle parole dell’angelo nero, quindi non seppe come comportarsi.

“Avrei voluto davvero fosse così. Ma non hai il marchio.” Quando Praethiel lo disse, Lilith parve delusa.

“Era un angelo nero che splendeva di una luce propria. Mi faceva sentire come se un legame fatto di

polvere e magia ci unisse per sempre in un unico essere completo. Separati, non eravamo nulla.”

Rimasero entrambi in silenzio per un minuto che sembrò interminabile.

“Mi dispiace” Lilith interruppe il momento di imbarazzo.

“Com’è successo?” gli chiese invitandolo a sedersi sulla scrivania. Edit: scrivania????? Sono in una grotta! O li fai uscire o lo fai sedere su di una roccia.

“Una lunga storia, era una grande battaglia e lei era una dea. Sempre in prima linea, al fianco di

Dimitri. Tutti gli angeli neri la adoravano. Combatteva esponendosi sempre al rischio…ma in quella

battaglia il rischio era troppo grande e ha pagato con la sua vita la nostra vittoria”

Lilith gli sorrise, comprensiva.

“Era al fianco di Dimitri prima di me?” domandò poi, immaginando l’eco dell’angelo che l’aveva

preceduta.

“Il loro era sempre stato uno strano rapporto di amore e odio” riflettè. “Ma lui non ama parlarne”

disse poi velocemente, cercando di evitare a entrambi brutte sorprese. Edit: non si capisce il soggetto? E’ lei? E’ lui? Specificalo.

“Ora sarà meglio tornare alla Congrega, prima che qualcuno si insospettisca.”

I due si alzarono e lasciarono la stanza vulcanica dirigendosi verso l’uscita delle gallerie.

Una volta giunti all’esterno, dispiegarono le ali. Lo sguardo apprensivo di Praethiel fermò Lilith dal suo tentativo di volo, bloccandola sul posto. Edit: o spieghi perché lui la guarda, perché lei lo guarda e si accorge che lo sguardo è apprensivo o cambia con lui che la blocca magari con una mano.

“Mi raccomando, non una parola su ciò che abbiamo fatto oggi. Se non mi deluderai, ti porterò qui ancora e ti aiuterò a visualizzare il tuo animale. Ma… anche Dimitri ci proverà… e i suoi metodi sono diversi. Perciò sii forte, più resterai focalizzata sull’esperienza vissuta oggi, prima raggiungerai l’obiettivo e verrai lasciata in pace.” Prese una piccola pausa facendo attenzione che Lilith comprendesse le sue parole. Edit: prese una piccola pausa va cambiato.

“Stai attenta a Dimitri, non hai la minima idea di chi sia veramente e di cosa lui sia capace. Non fare lo stesso errore che fece Layra, non sottovalutarlo”

Detto ciò, l’angelo nero si librò in aria con una certa rabbia, sbattendo le possenti ali con vigore, seguito da Lilith ancora in preda allo sconcerto per le sue parole.

 

*

Non era facile stringere amicizie, e nemmeno Lilith si aspettò di poterlo fare velocemente. Ogni conversazione nascondeva un insegnamento, una lezione che sperò le sarebbe tornata utile. Nessuno la trattava con superiorità, ma in quanto “nuova arrivata” tutti si sentivano in dovere di trasmetterle qualcosa, soprattutto Praethiel, al quale iniziava a sentirsi legata. Ci rifletteva mentre era nel giardino pensile a curare l’orto, ripensando al percorso che aveva intrapreso con lui alla scoperta del suo animale totemico.

 

A due passi dalla soglia in vetro colorato che delimitava i confini del giardino pensile, Lilith osservava gli angeli neri, maestri di morte, come i più amorevoli botanici.

Fu in quel momento che, silenzioso come un predatore, Dimitri le si avvicinò alle spalle. Il suono della sua voce la fece sussultare, scuotendola da suoi pensieri.

“Bello, vero?”

Lilith gli sorrise. “Dimitri!” esclamò lei per accoglierlo.Edit: cambia “accoglierlo” con un sinonimo Da quella notte fuori alla congrega niente era più accaduto tra loro. Lei si sentiva attratta da lui ed era evidente che lui provasse la stessa cosa per lei, ma la Congrega lo aveva risucchiato, sembrava un’altra persona. Forse perché era il capo e non poteva mostrarsi né debole né altro. Eppure lei avrebbe voluto ricevere da lui quel calore che le aveva dato la prima volta, prima dell’attacco degli angeli bianchi.

Nonostante ciò non riusciva a dimenticare le parole di Praethiel. Pensieri intrisi di dubbi e di timori che l’avevano accompagnata durante le sue ore in solitudine.

“Sì, moltissimo. Praethiel mi ha spiegato che serve a…”

Lo sguardo stizzito dell’angelo nero costrinse Lilith a interrompersi.

“Praethiel dovrebbe imparare a stare al suo posto.”

Rimase ammutolita e colma di disagio, fissando il giardino davanti a sé. Edit: toglilo, non ha senso e interrompe il dialogo.

“Se non sei impegnata, vorrei che mi seguissi. È giunto il momento di fare una cosa.”

Lilith deglutì con nervosismo, annuendo lentamente. Qualsiasi cosa fosse, non poteva rifiutarsi. Fu la sua magra consolazione sostenere che né Dimitri né Praethiel avrebbero permesso che le accadesse qualcosa di grave.

Seguì l’angelo nero lungo eleganti corridoi, ampi e luminosi. Arrivarono davanti a una porta che lui sbloccò recitando un incantesimo a malapena bisbigliato.

La serratura venne aperta seguita da un trillo cristallino e Dimitri la invitò ad entrare.

Era una stanza semplice, spoglia, che parve non avere senso. Un perimetro circolare era delimitato da robuste colonne marmoree al centro di essa. Ciascuna di quelle colonne aveva una pietra preziosa di colore diverso incastonata all’altezza del suo volto.

Rimase a osservarle con incanto, fin quando non si ricordò l’ultima volta che vide diamanti così belli. Si voltò verso Dimitri, percossa da lievi tremori che fu abile a nascondere.

“resta focalizzata sull’obiettivo. Prima lo raggiungerai… e prima verrai lasciata in pace” rammentò le parole Praethiel e cercò di farsi coraggio. Edit: “le parole di…” correggi.

Dimitri giocherellava con una striscia di stoffa nera che il più delle volte restava mimetizzata dalle sue vesti. I suoi occhi erano oltraggiosamente seducenti, la sfidavano a temerlo.

“Ciò che stai per fare è parte fondamentale dell’iniziazione. Ci sono cose che devi conoscere, con le quali devi entrare in contatto. E quando ti sembrerà difficile, doloroso… pensa al parto; a quanto sia lancinante ma conduca alla vita stessa.”

Le si avvicinò con determinazione e, afferrandola delicatamente per un braccio, la condusse fino al centro esatto del perimetro. La luce era un’incantevole diffusione di candore che si rifletteva sulla loro pelle pallida, ma non bastò a farla sentire al sicuro.

Dimitri la guardò negli occhi e le sorrise, l’attimo prima di bendarle gli occhi. Lilith rimase lì, nelle sua personale oscurità, sentì l’angelo allontanarsi da lei. La sua voce le giunse lontana.

“Concentrati. Combatti. Invoca il suo aiuto.”

Non diede spiegazioni, sebbene lei ne avesse bisogno.

Sospesa in quel limbo sconosciuto, si sforzò per concentrarsi sul suono dei suoi respiri, come aveva fatto quel giorno nella camera magmatica. Ma quelle tenebre erano tutt’altro che sicure e ben presto udì forze muoversi in esse, circondarla acquattate, assetate.

Dimitri scandì antiche parole, preghiere che si ripetevano come oscure filastrocche. Il potere in esse racchiuse le solleticò la pelle, la chiuse in un cerchio di minaccia astratta.

Ogni formula conteneva un pericolo che l’angelo nero le scagliava contro senza pietà.

Ovunque provò a volgere lo sguardo, non vide che buio. Ma ogni altra percezione sensoriale era reale, era lì insieme a lei.

Fiutò l’alito di quell’uomo ubriaco… lo sentì alle sue spalle. La rabbia e la paura la soffocarono.

Ricordava le sue pene, le angosce che la avvolgevano da umana, gli sguardi della gente di Gothri, il loro disprezzo. Poi la visione dell’uomo che tentò di violentarla e subito dopo di quello che l’aveva uccisa. E ancora le risa e il disprezzo della gente che una volta aveva intono, come un inferno.

Smarrita nell’oblio dove Dimitri stesso l’aveva spinta, insensibile alle sue suppliche. Dimenò le braccia invano, le ali dietro la sua schiena sembrarono come macigni che la trattennero in fondo alla pena. Non aveva più aria, stava esaurendo anche le ultime forze rimaste.

Dopo tutto quel suo inutile agitarsi, crollò in ginocchio sul suolo. Ma cosa vuole da me?! Pensò.

Aiutami… implorò a chiunque fosse all’ascolto.

… e di nuovo un verso riecheggiò nell’immensità di quell’abisso che la tenne prigioniera. Udì gracchiare sopra la sua testa.

Improvvisamente non provò più paura. Si alzò in piedi, risoluta, fortificata dalla presenza che percepì vicina. Il corvo la trovò, rispose alla sua richiesta di aiuto. Poteva sentirlo sbattere le ali su di se, sfiorarla con le piume, trasmetterle la sua energia scacciando ogni timore.

Desiderò riuscire a vederlo in tutta quella tenebra, desiderò diventare sua amica. Si strappò la benda sugli occhi… e si ritrovò nella stanza delle colonne. Dimitri era lì ad osservarla, le sorrideva con soddisfazione. Lei non poté non esprimere il suo scontento con uno ringhio stizzito.

“Lilith… non sapevo che l’avessi già incontrato. Meglio così, tutto il processo sarà più facile.”

Sul corpo provò ancora dolore per la tortura subita, ma la sua anima si sentì rinvigorita dall’incontro astrale con il corvo. Una parte di sé volle continuare, ma non ebbe il coraggio di chiederlo a Dimitri, che d’altronde la guardò con stupore e con sospetto.

 

*

Dimitri aveva deciso di riaccompagnarla in stanza. Stavano percorrendo un immenso corridoio quando un angelo nero si avvicinò di corsa a Dimitri. Edit: troppi Dimitri, eliminane uno sostituendolo con un pronome.

“Mio signore, abbiamo trovato finalmente l’indizio che cercavate!” gli disse consegnandoli una

mappa antica. Dimitri si fermò e la prese, srotolandola con calma.

Lilith si sporse, ma la fulminò con lo sguardo. Com’era diverso: meschino e rude, un barbaro con

l’eleganza e l’aspetto di un angelo… Il brusio aumentò ma in una lingua che Lilith non comprese.

Stavano arrivando altri angeli.

“Cosa succede?” domandò lei, confusa. “Ti spiegherò più tardi!” le sussurrò lui, riprendendo quel

modo adorabile che lei aspettava. Edit: sostituisci “aspettava” con un sinonimo.

“Vieni con me, è ora che tu prenda parte al Consiglio” aggiunse, camminando verso un’enorme

stanza circolare, con gradoni che diminuivano di numero convergendo nel centro, fin dove vi era un unico trono: quello di Dimitri.

“Tu siediti qui” le indicò distrattamente un posto nelle ultime fila. Seppur contrariata fece ciò che le

aveva detto. Edit: “fece ciò che le era stato chiesto” o “ordinato” vedi tu, ma non che le aveva detto.

“Quindi alla fine ti ha fatta uscire” disse un angelo a fianco a lei. Aveva l’aspetto di una donna sui

venticinque anni e un corpo incantevole. Dei lunghi capelli biondi le contornavano il viso e due

occhi blu profondi come l’oceano.

“Chi sei?” chiese Lilith con un’aria curiosa.

“Il mio nome è Viktoria e sono l’angelo della Vendetta.” Esordì l’angelo con fare carismatico.

“Non aver timore. Il mio ruolo è necessario per dare giustizia. So che un angelo nero diventa tale

quando ha lasciato sulla terra una questione irrisolta o per la mancanza di speranza e questo lo istiga

alla vendetta. Qualcuno per l’assenza di un riparo e di nutrimento e il discorso resta sempre quello.

Io voglio aiutare tutti loro a trovare un po’ di pace in questo mondo tetro, un barlume di luce

nell’oscurità. Sento che nel tuo animo ci sono persone a cui vorresti esigere il fio per le tue

sofferenze. Io sono disposta a venire in viaggio con te. Ti chiedo di pensarci.” Edit: questo dialogo è da cambiare, è confusionario, passa da una cosa all’altra o approfondisci ogni parte o tieni solo la parte riguardante la vendetta.

Lilith rimase in ascolto. Non sapeva dirsi se aveva rimorso verso una persona in particolare. Tutti in quel villaggio l’avevano trattata male, come meretrice e assassina. Lei però non si sentiva tale. Aveva ucciso per difesa e non se ne pentiva. Chi meritava la morte l’aveva trovata. Ad ogni modo non rifiutò né accettò l’offerta.

“Dove posso trovarti?” chiese.

“Quando avrai la risposta sarò io stessa a cercarti.” concluse Viktoria, poi rimase

in silenzio perché iniziò l’assemblea.

All’assemblea scoprì che Dimitri si stava dedicando al progetto che lo occupava da oltre dieci anni.

La Congrega era alla ricerca del Tesoro di Asiya “Colei che tende verso i deboli e li solleva” fu la

più onorevole regina di Okein, regno dell’Oscurità, il primo a sorgere nelle Terre Selvagge.

La leggenda narrava che ella, prima di morire, ordinò ai suoi ministri che nella tomba venissero

incise tali parole:

Qui si nasconde il tesoro: quando un re dei Babilonesi si troverà in una grave carenza di denaro,

apra il sepolcro e lo prenda per sé. Se invece avrà violato il sepolcro, non spinto da necessità, pagherà le pene per la sua avidità.

Per molti anni il sepolcro di Asiya non fu violato, ma quando Lord era divenuto il principe di Okein

pochi anni prima, mosso dal desiderio di ricchezza, decise di aprirlo per prendere il tesoro. Trovò

solo il cadavere della regina.

Poco dopo uno stimato esploratore della Congrega, prima di morire scoprì che proprio lei aveva

scritto un’incisione “compresa solo dalle menti angeliche”, riferendosi a quel tesoro.

Si ipotizzò dunque che un angelo nero avesse proprio lasciato un’incisione, ben nascosta, rivelando

il vero luogo dove era stato sapientemente nascosto. Erano ormai quasi vicini alla verità.

 

 

Lilith ascoltava in silenzio, alternando momenti in cui comprendeva ad altri in cui la lingua

diventava incomprensibile, come se stessero leggendo qualcosa di antico, una lingua che lei non

conosceva. La storia del tesoro di Asiya l’aveva incuriosita, tanto quanto l’osservare le dinamiche

della Congrega e i suoi vari componenti. Dovevano essere presenti centinaia di angeli. Un via vai si

alternava, dopo ogni discorso di Dimitri. Intuì che durante quell’assemblea il capo avrebbe dovuto

chiarire gli ordini e le missioni dei singoli. Pian piano l’assemblea si svuotò, finchè non rimasero

solo Dimitri, al centro della sala e lei, nel fondo.

“So che devo spiegarti un po’ delle cose di cui abbiamo parlato oggi al Consiglio”. Lei si alzò, per

raggiungerlo nel centro della sala. Percorrendone i gradini percepì ancora di più la grandezza di

quella sala. Improvvisamente però le sembrò di essere già stata prima in quel posto.

**

Ricordo o immaginazione che fosse si rivide scendere le scale, osservata da tutti.

“Dimitri, noi non pensiamo che questo tesoro sia l’arma che permetterà alla Congrega di

sconfiggere gli angeli bianchi. I suoi poteri servirebbero ad accrescere le doti di un unico soldato e

non fatico ad immaginare chi sarà quel guerriero. Le nostre

morti avrebbero come unico fine la tua gloria e io non posso permetterlo. Agli angeli bianchi

penseremo qualora rompessero l’equilibrio, cercando di sterminarci. Loro però non sono la nostra

unica minaccia.”

A parlare era una donna forte che a gran voce si appellava al senno di Dimitri.

Urlava incitando alla rivolta gli altri angeli neri, facendo sì che si schierassero con lei nella lotta

mentre scendeva lungo la scalinata.

“Solo uniti saremo forti e il tesoro non ci unirà, ma creerà lotte per stabilire una nuova

supremazia. C’era un motivo se Asiya lo nascose. In Enokiano, la lingua angelica, aveva rivelato la

via. Era dunque una di noi? Un angelo caduto, intrappolato in corpo umano. E allora perché

nasconderci il tesoro? Ve lo dico io, fratelli: perché non tutti i tesori meritano di essere posseduti.

Perché ci sono valori più importanti che vengono persi dinanzi alla ricchezza e alla potenza.

Perché alcuni tesori annebbiano anche le menti più forti e pongono i fratelli contro i fratelli e i padri contro

i figli. È un potere più grande quello a cui dovremmo anelare noi: il potere comune della

Congrega!” Dimitri bloccò la sua discesa, andandole incontro “Layra, non sai neanche di

cosa stai parlando. Il mio potere è il vostro potere e quello che Asiya ci ha rubato è un tesoro

enorme, di nostra proprietà fin dall’inizio dei tempi, da quando Amaster, dea della Morte, creò la

nostra stirpe immortale. Il guerriero che la possiederà sarà colui che saprà trovarla e gestirla, non

sarò di certo io. Quindi andate, miei fratelli e trovate il tesoro di Asiya!”

Ci fu un applauso generale e coloro che prima appoggiavano Layra scuotevano le mani e urlavano

inneggiando il nome del loro capo.

“Hai sancito la fine degli Angeli Neri, Dimitri. Si ammazzeranno l’un l’altro pur di possedere il

potere di Asiya” ora si trovavano l’uno di fronte l’altro.

“Non tutti hanno le tue doti Layra. Presta attenzione al modo in cui le utilizzi o un giorno o l’altro

potresti sparire.” Le sue parole suonavano come una minaccia.

“Per mia fortuna c’è Praethiel a pararmi le spalle e laddove non arrivano i miei poteri,

agiscono i suoi” lo avvertì.

“Se non ti desiderassi con tutto me stesso sareste già morti entrambi” sorrise Dimitri, toccandole il

viso.

Layra non si retrasse. “Diventerò polvere oscura prima di riuscire a comprenderti” scosse la testa

e si baciarono.

 

**

Ancora un altro passo verso Dimitri e Lilith si portò la mano alla testa, sbattendo gli occhi incredula

di ciò che aveva appena vissuto.

“Tutto bene?” chiese Dimitri perplesso.

Lilith annuì poco convinta.

“Anche tu mi aiuterai a cercare il tesoro di Asiya. Dopotutto sei ancora l’unica che Lord non

conosce. Quel mago mi inquieta, il suo potere non l’ho mai visto in nessun mortale”

 

Edit, conclusioni: devi fare attenzioni alle ripetizioni, usa di più i sinonimi e ricorda sempre di arricchire le descrizioni dei luoghi. Quando in un dialogo non sai come spiegare qualcosa non lo fare, lascia che sia l’immaginazione del lettore a farlo per te e limitati a lasciare qualche indizio. Quello che ho letto è un buon prodotto, devi solo limarlo in alcuni punti. Ti faccio i complimenti per i dialoghi, ben scritti e coinvolgenti.

SEGNALE: SCATENATE I COMMENTIIIIII!!!!!!

2 pensieri riguardo “Barbara Amarotti ci presenta il suo editing non invasivo

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